1) Rousseau. L'azione corruttrice dei lumi.

Secondo Rousseau le scienze, le lettere e le arti sono come catene
che vincolano ed opprimono, tenendo l'uomo lontano dalla sua
condizione originaria.
J.-J. Rousseau, Discorso sulle scienze e le arti, I (pagine 290 e
291-292).

Lo spirito ha le sue esigenze come le ha il corpo. Queste ultime
costituiscono le basi della societ, le prime ne sono l'ornamento.
Mentre il governo e le leggi provvedono alla sicurezza e al
benessere degli uomini riuniti in societ, le scienze, le lettere
e le arti, con minor dispotismo e forse con maggiore autorit,
stendono ghirlande di fiori sulle ferree catene di cui gli uomini
sono gravati, soffocano in loro il sentimento di quella libert
originaria per la quale parevano esser nati, fanno loro amare la
schiavit cui sono soggetti, formando quelli che si chiamano i
popoli civili. La necessit ha innalzato i troni; le scienze e le
arti li hanno consolidati. Potenze della terra, amate i talenti e
proteggete coloro che li coltivano. E voi, popoli civili,
coltivateli: schiavi felici, ad essi voi dovete quel gusto fine e
delicato di cui andate fieri, quella mitezza di carattere e quella
urbanit di costumi che rendono fra di voi i rapporti cos facili
ed agevoli; in una parola, le apparenze di tutte le virt senza
averne alcuna_.
Prima che l'arte educasse le nostre maniere e insegnasse alle
nostre passioni ad esprimersi in un linguaggio elaborato, i nostri
costumi erano rustici ma naturali; e la differenza dei
comportamenti rivelava al primo colpo d'occhio quella dei
caratteri. La natura umana non era, in fondo, migliore; ma gli
uomini trovavano la propria sicurezza nella facilit di
comprendersi reciprocamente; e questo vantaggio, di cui oggi non
apprezziamo pi il valore, risparmiava loro molti vizi.
Oggi che ricerche pi sottili e un gusto pi raffinato hanno
ridotto a sistema l'arte di compiacere, nei nostri costumi regna
una vile e ingannevole uniformit e tutti gli spiriti sembrano
esser stati formati con il medesimo stampo: ad ogni istante le
buone maniere impongono le loro esigenze, la convenienza i suoi
obblighi; si seguono sempre le usanze e mai la propria indole. Non
si ha pi il coraggio di apparire quali si , e in questo stato di
costrizione incessante gli uomini, che formano il gregge chiamato
societ, faranno tutti, posti nelle medesime circostanze, le
medesime cose, a meno che motivi pi forti non li orientino
diversamente. Non si sapr quindi mai bene con chi si ha a che
fare: per riconoscere un amico occorrer pertanto attendere le
grandi occasioni, cio attendere quando sar troppo tardi, poich
 proprio in vista di queste occasioni che sarebbe stato
essenziale conoscerlo.
Quale corteo di vizi non accompagner siffatta incertezza? Non pi
amicizie sincere, non pi vera stima, non pi serena fiducia. I
sospetti, i dubbi, i timori, la freddezza, il riserbo, l'odio, il
tradimento si celeranno continuamente sotto questo schermo
uniforme e perfido di cortesia, sotto quella urbanit tanto
vantata di cui andiamo debitori ai lumi del nostro secolo_.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
quindicesimo, pagine 870-871.
